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HRNET - Osservatorio Zucchetti 2025: formazione, sviluppo e feedback

Le aziende italiane stanno ripensando il modo in cui formano, valutano e ascoltano i propri dipendenti, cercando soluzioni più moderne e vicine alle loro esigenze. Perché oggi non basta più individuare i talenti, ma è fondamentale coltivarli, sostenerli e accompagnarli nella propria crescita professionale all’interno dell’organizzazione.

 

Questo è quanto emerge dal Report di ricerca dell’Osservatorio Zucchetti HR 2025, che mostra come formazione, valutazione e feedback stiano assumendo un ruolo sempre più strategico al fine di rispondere alle sfide del mercato del lavoro e alle aspettative delle nuove generazioni.

La formazione non è più un evento isolato, bensì un percorso continuo e integrato nella vita quotidiana dei dipendenti.

Il 55% delle aziende utilizza strumenti digitali come e-learning e micro-pillole formative su app, con un aumento di 12 punti rispetto al 2023, mentre il 28% introduce elementi di gamification per rendere i percorsi più coinvolgenti. Anche i cataloghi formativi self-service stanno prendendo piede: già il 43% delle grandi aziende permette ai collaboratori di costruire autonomamente il proprio percorso di crescita, favorendo autonomia e responsabilizzazione.

Accanto alla formazione, anche i processi di valutazione delle performance stanno evolvendo.

Oggi solo il 48% delle aziende dispone di sistemi strutturati, con valori più elevati nelle grandi realtà (58%), ma cresce la propensione ad innovare: il 17% delle grandi imprese, infatti, dichiara che introdurrà nuovi strumenti nei prossimi anni. L’obiettivo è chiaro: creare processi più trasparenti, digitalizzati e coerenti con gli obiettivi aziendali, integrando formazione e valutazione in un percorso unico che valorizzi le competenze e promuova la crescita organizzativa.

La formazione e la valutazione non possono esistere, però, senza una comunicazione efficace e un feedback continuo.

Oggi le aziende utilizzano portali HR, app, newsletter e gruppi di messaggistica, ma solo il 37% ha un sistema strutturato di raccolta dei feedback dai collaboratori, che nelle grandi realtà sale al 44%. Questo rappresenta un’opportunità strategica: il feedback integrato e continuo aiuta a migliorare clima aziendale, engagement, sicurezza e capacità di innovare, rendendo le persone protagoniste del cambiamento.

In questo scenario, l’HR gioca un ruolo centrale e strategico: non si limita più alla semplice gestione operativa, ma diventa motore della trasformazione organizzativa, guidando percorsi di crescita coerenti e creando ambienti di lavorio inclusivi, innovativi e resilienti.

Formazione, sviluppo e feedback, così, non sono più attività isolate, ma strumenti interconnessi per costruire organizzazioni pronte ad affrontare le sfide del futuro.

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HRNET - Welfare aziendale

Negli ultimi anni, il concetto di welfare aziendale ha smesso di essere un semplice insieme di benefit accessori per diventare una vera e propria leva strategica di engagement e retention. E anche nel 2025, il trend non accenna a rallentare!

L’Osservatorio Zucchetti HR 2025 mostra un panorama in cui benessere e welfare sono ormai al centro delle politiche HR: tutte le principali iniziative crescono, dai Fringe Benefit (spinti anche dai recenti aggiornamenti normativi) agli incentivi per famiglia e figli, fino alle azioni per la salute fisica e mentale dei collaboratori.

Unico segnale in controtendenza? Il lavoro ibrido, che segna un calo rispetto al 2024. Ma non si tratta di un ritorno al passato: i segnali, infatti, fanno pensare più a una fase di assestamento che a un’inversione di tendenza. Il modello flessibile resta ormai parte integrante della cultura organizzativa, e le aziende puntano sempre più su soluzioni ibride “su misura” che favoriscano socialità e collaborazione.

Le piccole imprese accelerano!

Un dato interessante riportato dall’Osservatorio Zucchetti HR riguarda le PMI, sempre più attive sul fronte del welfare: queste si avvicinano alle grandi aziende nell’offerta di benefit economici e strumenti flessibili. Le card multibrand, ad esempio, si stanno affermando come soluzione versatile per trasformare il credito welfare in buoni spesa, carburante o acquisti quotidiani (un segnale concreto di come il welfare si stia avvicinando alle esigenze reali delle persone).

Tuttavia, le differenze tra piccole e grandi aziende restano evidenti, soprattutto quando si parla di iniziative più strategiche: lavoro ibrido, benessere organizzativo diffuso e sostegni per la famiglia sono ancora prerogativa delle realtà più strutturate, in particolare nelle aree metropolitane.

Ma la direzione è chiara: il welfare sta evolvendo da mero insieme di strumenti a parte integrante della cultura aziendale.

Un’evoluzione che emerge anche grazie all’approfondimento condotto con DoubleYou (Gruppo Zucchetti): a fronte di un aumento del credito welfare medio, le interviste a dipendenti e HR manager mostrano come le percezioni non sempre coincidano. Da qui nasce la vera sfida per il futuro: personalizzare le iniziative, valorizzare il welfare territoriale e rendere tutto più digitale e fruibile, così da rispondere ai bisogni di una popolazione aziendale sempre più eterogenea.

Il welfare come cultura, non come strumento

Il futuro del welfare aziendale passa da qui: dalla capacità delle imprese di ascoltare, adattarsi e costruire benessere autentico. Non più solo benefit o agevolazioni, ma una visione condivisa che mette al centro le persone e la loro qualità di vita, dentro e fuori dal luogo di lavoro.

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Innovazione, AI e dati: le tre leve della trasformazione HR secondo l’Osservatorio Zucchetti HR 2025

Il ruolo delle Risorse Umane è in piena trasformazione: oggi non si tratta più solo di gestire contratti e buste paga, ma di diventare veri partner strategici per l’azienda, capaci di guidare innovazione e cambiamento.

Secondo il nuovo Report dell’Osservatorio Zucchetti HR, il 41% dei dipartimenti HR dichiara di riuscire a promuovere l’innovazione, mentre il 16% circa percepisce ancora il proprio impatto come limitato. La chiave per rafforzare questo ruolo è l’analisi dei dati: KPI e metriche permettono di dimostrare l’impatto delle risorse umane non solo sull’organizzazione, ma anche sull’equilibrio economico-finanziario. Tuttavia, se nel 2024 il 64% delle aziende vedeva questa leva come “molto efficace”, nel 2025 la quota di giudizi entusiasti scende al 45%, segno che il legame tra fenomeni HR e performance aziendali resta complesso da dimostrare.

Per diventare davvero strategico l’HR deve collaborare con gli altri reparti e sfruttare la digitalizzazione. Oggi il 73% delle aziende dichiara di avere accesso ai dati provenienti da altre funzioni e le realtà più avanzate li integrano per avere una visione a 360° su assenteismo, produttività e trend organizzativi. Non sorprende quindi che l’automazione dei processi sia la priorità numero uno per il 30% delle aziende, seguita da comunicazione interna (26%), benessere organizzativo, formazione e recruiting.

È qui che entra in gioco l’Intelligenza Artificiale: non più solo un tema di dibattito su potenzialità, rischi etici e impatti sul lavoro, ma uno strumento concreto per migliorare l’operatività HR in termini di efficienza e decision-making.

Secondo i dati raccolti dal Report dell’Osservatorio Zucchetti, il 15% delle aziende dichiara di utilizzare l’AI nelle attività HR (+3% rispetto al 2024), mentre l’11% intende introdurla nei prossimi mesi, con percentuali che salgono al 23% nell’area metropolitana di Milano e al 20% nelle grandi imprese.

Le applicazioni più diffuse riguardano l’analisi dei dati, la gestione di CV e annunci di lavoro, la definizione dei piani formativi e il monitoraggio del sentiment aziendale. L’AI consente di automatizzare attività ripetitive, generare insight predittivi e proporre suggerimenti strategici, lasciando a HR e manager il compito di concentrarsi su decisioni di valore. Resta però il rischio di “effetto moda” e disillusione, soprattutto tra le PMI e nelle aziende del Sud Italia, dove l’adozione è più lenta e la percezione dell’impatto AI meno entusiasta.

La chiave del successo sarà integrare l’AI nei software gestionali, così da garantire la sicurezza dei dati, la conformità al GDPR e la reale efficacia degli output. Le aziende che sapranno farlo avranno un vantaggio competitivo concreto, trasformando l’AI da tecnologia fine a sé stessa a vero strumento strategico a supporto delle HR.

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